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L’avventura al massimo livello: 1600 km XC in Brasile

December 13, 2018

All’inizio di quest’anno, due piloti: Kester Haynes (Ozone Freeride) e Daniel Rodrigues (Ozone Roadster 3 26) hanno pianificato di fare 10 giorni di volo cross country, con lo scopo di tracciare una rotta per la gara Icarus Trophy 2019. Hanno volato per una distanza totale di 1600 km, con il supporto al suolo di tre vetture 4×4. Kester riassume questa esperienza definendola “L’avventura al massimo livello”

Kester riferisce:

“Daniel ed io abbiamo preparato la nostra missione con tutto il materiale che riteniamo debba trasportare un pilota dell’Icarus Trophy, ed è pesante! Sebbene dovessimo trasportare tutto come se fossimo privi di supporto -nello stile di una Race Class- abbiamo stabilito dei punti di ritrovo con il nostro team di terra un po’ più come accadrebbe in una Adventure Class.

Il paesaggio, il territorio e la disponibilità di carburante per i primi due giorni sono stati un gentile riscaldamento. Poi, lasciandoci dietro le colline, siamo entrati nel Pantanal -la più grande area paludosa tropicale del mondo- Qui è dove vi sentireste come se steste entrando in un nuovo mondo. Non avrei mai potuto immaginare di come mi sarei sentito sorvolando questo posto difficile e selvaggio! Per cercare di rendere l’idea di cosa significasse l’isolamento di quel paesaggio basta dire che spesso volavamo per un paio d’ore e poi le auto a supporto dovevano viaggiare 14 ore per raggiungerci! Una parte del mio cervello continuava a domandarsi come avremmo potuto far disputare qui il trophy, ma la cosa più evidente di cui presi coscienza era come fosse evidente che il paramotore è semplicemente il mezzo migliore per esplorare questo posto incredibile.

Dopo soli 200 km all’interno, cominci a percepire un profondo senso di libertà e isolamento. Sorvolando solo rare fattorie, l’ambiente selvaggio si estende ovunque con animali che molto spesso non sarebbero compagni amichevoli in caso di atterraggio fuoricampo!

Dopo un paio di voli entrando nel Pantanal, ci rendemmo conto che non avremmo avuto alcun supporto dalla nostra squadra di terra. Penso di poter parlare anche per il mio compagno se dico che queste tratte sono state le più belle. Essere autosufficienti è stata una bellissima sensazione, trasportare tutto quello di cui avremmo potuto aver bisogno per sopravvivere con il nostro velivolo, con la costante tensione mentale data dalla consapevolezza di non poterci consentire errori per poterne uscire vivi!

Lasciandoci alle spalle il Pantanal ed entrando in un più familiare territorio di fattorie, ci dirigemmo verso Benito, dove terremo le cerimonie dell’arrivo. Ma anche questo fu un nuovo completo shock per i sensi: arrivammo proprio nel mezzo di una gara di lasso. Cowboys e cowgirls erano ovunque, la musica era assordante e c’era un mega party!…

Il Pantanal è senza dubbio l’avventura al massimo livello”

Ciao da tutto il Team Ozone.