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DIVENTARE CAMPIONE EUROPEO

August 3, 2018

Il 15mo Campionato Europeo in Montalegre, Portogallo si è concluso con otto task valide. E’ stata una competizione aspramente disputata in condizioni difficili fino all’ultimo giorno.

Il pilota britannico Theo Warden (Enzo 3), appena diciannovenne, si è piazzato primo assoluto ed è il nuovo Campione europeo, seguito sul podio da Torsten Siegel (GER) ed Alberto Vitale (ITA, Enzo 3).

Per la categoria femminile il titolo è andato per la terza volta consecutiva all’Ozone Team pilot, Seiko Fukuoka, che rappresentava la Francia. Meryl Delferriere (FRA) e Yael Margelisch (SUI) sono arrivate seconda e terza; anche loro volavano con l’Enzo 3.

Il Team spagnolo per la prima volta ha vinto il titolo per nazioni, con l’Italia seconda e Francia terza.

Dietro ai risultati c’è sempre una storia… una storia su cosa sia necessario fare per vincere. Questa è la storia di Theo Warden, di 19 anni, riguardante il percorso per diventare Campione europeo:

“La cosa divertente è che per alcune persone 5 anni non sembrano un sacco di tempo, ma per me, nel corso degli ultimi 5 anni, mi sento come se fosse cambiato veramente molto – Da principiante del volo libero con decollo al traino come un normale quattordicenne con voti scolastici medi e prospettive discutibili, all’arrivare a partecipare ad una gara di categoria 1 come il Campionato Europeo 2018 e vincerlo. Ho l’impressione che il parapendio mi abbia dato l’opportunità di maturare e crescere in un modo che prima non pensavo fosse possibile.
Il mio stile di volo non è una novità. Sono sempre stato piuttosto prudente nel mio volo, senza correre troppi rischi, e questa idea è stata rafforzata quando mi sono iscritto al BPRA (British Paragliding Racing Academy). Russ Ogden e Guy Anderson raccomandano fino allo sfinimento di adottare un modo disciplinato di volare, dove si prende poco rischio e si vola assieme alla testa del gruppo, a meno che non si presenti un’occasione per ottenere un vantaggio su tutti. Meno decisioni prendi, meglio è.

Nella maggior parte delle competizioni prima degli Europei mi feci una certa idea su quale posizione mi sarebbe piaciuto classificarmi. Questo mi avrebbe dato un obiettivo e avrei spinto per ottenere quell’obiettivo. Tuttavia, anche se questo potrebbe funzionare per alcuni, ho finito per esercitare troppa pressione su di me e mi sono trovato a volare in situazioni in cui di solito non mi sarei mai infilato se solo avessi tenuto la testa a posto e pensato alle conseguenze. Un buon esempio di questo è stata la PWC in Ecuador, una gara breve con solo 3 task valide. Nelle prime due task sono arrivato 10 ° e 7 °, ma l’ultimo giorno sono decollato con l’ aspettativa di arrivare tra i primi  10 ed ho spinto troppo forte, così ho bucato e mi sono piazzato al 91 ° posto. Questa è stata una vera curva di apprendimento per me, perché mi sono reso conto che se avessi volato pensando solo ai  risultati avrei ottenuto risultati peggiori e non mi sarei divertito. Da quel momento in poi ho gettato il mio ego e le mie aspettative fuori dalla finestra e mi sono concentrato sul volo per divertimento.

Volare per divertirsi come unico obiettivo non è un metodo nuovo, ma sembra che possa davvero funzionare bene per me, come alla Superfinale di PWC in Colombia a gennaio di quest’anno, dove sono riuscito a conquistare il 15 ° posto assoluto, il mio risultato migliore fino a quel momento. Tutto questo sembrava davvero confermarsi negli europei, perché potevo vedere il mio nome in cima alla classifica da  alcuni giorni e questo non mi metteva ansia. Sapevo che se volevo fare bene, dovevo continuare a divertirmi, volare col gruppo di testa e rimanere disciplinato. Questo mi ha permesso di stare calmo e pensare al volo.

Nell’ultimo paio di task ero stato poco bene e, per qualche motivo, sembra che questo abbia avuto un po’ il potere magico di farmi volare meglio. Non sono sicuro di cosa mi sia successo agli Euro, forse il  cibo o acqua poco potabile, ma il 23 luglio sembrava che tutto quello che stava dentro di me avesse deciso di uscire. Valentina Correia, un membro del team di organizzatori (e una vera salvatrice) mi trovò disteso sul pavimento fuori dai servizi igienici nel quartier generale e mi chiese se stavo bene. Le dissi cosa stava succedendo e lei ha immediatamente risolto il problema. Jess Cox si offrì volontaria per accompagnarmi all’ospedale per fare il check-out, anche se gli autobus dovevano partire mezz’ora dopo per salire sulla montagna. Abbiamo aspettato un po’ all’ospedale, mentre la meteo sembrava migliorare, Valentina mi aiutò a tradurre i miei problemi al medico e poi gentilmente diede un passaggio a Jess sulla montagna mentre il dottore si prendeva cura di me. Dopo circa un’ora attaccato ad una flebo,  i medici mi lasciarono andare e nel frattempo Valentina era tornata per aiutarmi e portarmi in decollo. Fortunatamente per me, dopo tutto quello che era successo la mattina, la task è stata annullata a causa del forte vento, il che mi ha dato la possibilità di riposare a letto con la squadra che si è presentata nella mia stanza per vedere se stavo bene. Andrew Williams è andato a comprarmi un po’ di frutta e altre cose per recuperare le forze.

Un ringraziamento speciale a voi:  Idris Birch, Jess Cox, Andrew Williams, Malin Lobb, Martin Long e Jules Robinson per essere la squadra migliore, anche se non abbiamo vinto i campionati di squadra. E un grazie super speciale a Valentina Correia per essere stata semplicemente una persona straordinaria ad aiutarmi quando ne avevo bisogno.
Credo davvero che la squadra abbia svolto un ruolo vitale nel modo in cui mi sentivo e ho volato durante la competizione. Tutti erano lì per aiutarsi e sostenersi a vicenda. Ogni giorno prima di colazione Jess o Malin ci dirigevano in una sessione di yoga e meditazione. Da adolescente sono abituato a sentirmi stanco al mattino, ma ho trovato lo yoga davvero utile! E alla fine delle 2 settimane quasi tutti noi eravamo in grado di toccarci le dita dei piedi.

Per venire alle task:  sebbene avessi fatto i miei risultati migliori nelle task 2 e 3, avevo la convinzione che non fossero tra le mie migliori,  perché mi sentivo un po’ arrugginito a causa dei pochi voli che avevo fatto  dopo la Superfinale sei mesi prima. Ma una volta entrato nel vivo delle cose, mi sentii molto più fiducioso nel mio processo decisionale. Tutto cominciò a girare per il verso giusto più o meno a metà della competizione, il giorno in cui Idris, Malin e io ci trovammo in fondo al gruppo allo start. Con un guizzo raggiungemmo la testa del gruppo prendendo una linea migliore proprio nel bel mezzo di una certa convergenza che percorremmo a full speed. Ragazzi! Vederli avvicinarsi  sempre di più mentre vai via a manetta senza perdere quota ed anche salendo… che sensazione!

La mia task migliore dovette per forza essere l’ultima, perché mi giocavo il tutto per tutto e sapevo che se non avessi concesso a Torsten Siegel di mantenere i 14 punti di vantaggio su di me, avrei avuto la  possibilità di finire sul podio. Quando la classifica è così serrata, è lì che diventa tutto più interessante.
Avevo una buona posizione allo start ma, durante il percorso, scelsi una linea terribile tra i 2 gruppi principali che mi uccise e mi mise sotto tutti. Da quel punto fu tutta una corsa al recupero. Dopo la prima boa spinsi a speed seguendo alcune creste, ed a quel punto ero basso. Guardai indietro e vidi alcune persone che atterravano nella valle dietro di me. Vidi Martin nella valle successiva, e lo chiamai per radio per sapere se stava salendo … nessuna risposta. Con poche altre opzioni rimaste, spinsi a fondo per cercare di arrivare dove pensavo che Martin stesse salendo. Arrivai con poca quota sul terreno scoprii che stava salendo e feci alcuni giri di termica. Poi notai il gruppo di testa che passava alto sopra di me in direzione della valle successiva. A questo punto mi resi conto che o lo recuperavo durante questa frazione di gara oppure sarei rimato indietro per tutto il resto della task. Così lasciai la termica di Martin per unirmi a quella di una vela arancione che sembrava fosse riuscito a tirarsi su dal fondovalle ed ora stava salendo. La vela arancione  ed  io ci riunimmo, e poi insieme cercammo intorno fino a trovare un’ascendenza più forte che il gruppo di testa sembrava avesse mancato.  Ci trovavamo circa 100 metri sotto i leader quando questi lasciarono l’ascendenza, ma la nostra termica era più forte, e alcuni altri piloti si unirono sotto di noi nell’ascendenza. Stavo osservando dove si trovavano i leader quando vidi qualcuno che andava leggermente fuori linea ma sempre in salita, mentre i leader stavano bucando… Perciò… giù di speed dentro nell’ascendenza ed in cinque minuti ero di nuovo al fianco di Idris e dei leader.

I cumuli sembrarono dissolversi quando arrivammo alla terza boa. Marco Busetta si spinse nella valle di Chaves, ma la maggior parte del gruppo rimase sul bordo per ottenere la massima altezza possibile prima di planare nel blu. Fuori, nel nulla, Marco Busetta iniziò a salire verso le stelle in mezzo alla valle: a quel punto ero in testa al gruppo e decisi di spingere un po’ in anticipo sugli altri per unirmi a lui nella termica. Iniziai la transizione con Torsten che mi seguiva. Raggiungemmo la termica ed il gruppo si unì a noi ed insieme volammo verso l’altopiano di Chaves.

Fino a quel momento mi pareva che stessi volando piuttosto bene, ma fu allora, quando iniziammo a fare lunghe planate, che mi trovai a scendere sotto il gruppo. Rallentare per cercare di affiancarli in planata non mi fu utile, così finii più in basso e dietro. A quel punto avrei potuto cominciare a sentirmi teso e stressato. Ma poi pensai che se non avessi bucato sarei comunque arrivato tra i primi dieci, e quindi avrei dovuto semplicemente rilassarmi. Riuscii a completare il mio recupero poco prima dell’ultima termica del gruppo di testa, e con i leader sopra di me, scacciai il loro pensiero dalla mia testa concentrandomi nel compito di salire più velocemente di loro. Alla fine colmai lo svantaggio ma loro probabilmente raggiunsero l’inversione iniziando la planata mentre io ero ancora  400 metri più in basso.

Questa è la parte che mi fa ridere. Il gruppo di testa stava già viaggiando a tutto speed quando Idris mi chiamò per radio e mi disse: “VAI THEO, CHE TIENE TUTTO”, ed allora ci provai. Lasciai  la termica quando avevo bisogno di un’efficienza di circa 13 a 1 per arrivare in goal. Qualche secondo dopo vidi tutti quelli davanti a me entrare in una forte discendenza… Fantastico! Con nient’altro da fare infilai le braccia dentro la mia imbragatura  per ridurre al massimo la mia superficie frontale esposta al vento. Con ancora 2 km prima di arrivare all’ESS, sapevo che non ce l’avrei fatta. Avevo 350 metri sopra il terreno e mi mancavano circa 5 km dall’obiettivo.  Così, quando trovai una termica da 2.5 m/s capii che avevo bisogno di guadagnare un po’ di quota. Il gruppo mi lasciò indietro, ed impiegai circa un minuto per fare quattro giri e raggiungere i 500 metri sul livello del mare con ancora 4.8 km al goal. Tornai a spingere lo speed col cuore che non aveva mai battuto così in fretta durante una task. Cominciai a vedere gente che rilasciava lo speed e dopo quella che mi sembrò un’eternità un “Ding” dai miei strumenti mi informò che avevo raggiunto la fine della sessione di velocità.  Rilasciai  lo speed ma avevo ancora bisogno di una planata da 7 a 1 per arrivare al traguardo, e per i primi 800 metri di planata non vidi più di 7 sul mio vario. La sensazione di disperazione peggiorò quando vidi due vele girare controvento per atterrare a circa 500 metri dal cilindro del goal. Poi il mio vario cominciò a suonare… Oh vacca! sto salendo… Con l’ascendenza un po’ irregolare  ed a circa 1 km dal goal decisi di cavalcare l’ascendenza senza girarla.  Vedevo la planata verso in goal farsi sempre più debole,  poi “Ding, Ding”. Che sensazione!!  Potevo anche essere in ritardo, ma ragazzi… è stato bello arrivare in meta, anche se avevo solo 60 metri di altezza.

All’arrivo nessuno aveva un’idea della posizione di classifica. Ricevetti una chiamata da mio padre. Era seduto al suo computer portatile con un foglio di calcolo aperto cercando di capire dove avrei potuto essere messo in classifica finale (Mi disse anche ‘Bravo!)  Mi disse che c’erano buone probabilità anche che salissi sul podio e che nella peggiore delle ipotesi sarei sicuramente entrato tra i primi 10. Dopo di che mi tolsi ogni pensiero dalla testa ed andai a fare una nuotata nel lago vicino all’arrivo assieme agli altri inglesi che erano arrivato in goal.  Fu solo quando fummo sull’autobus che l’organizzazione mandò i risultati provvisori, e Malin, Jules e Jess dal retro del bus gridarono: “Grande !! Ce l’hai fatta! “. Non ci credetti e controllai io stesso ed eccolo: 2 punti in più rispetto a Torsten, ed ero al primo posto. Ma c’erano solo 2 punti di distacco. In seguito mi resi conto che un margine così piccolo equivale a una differenza di meno di 10 secondi su una task di 2 ore e mezza. Sarebbe stata la differenza nel fare un quinto giro nell’ultima termica prima della planata finale … e penso che se avessi fatto solo 3 giri avrei potuto non raggiungere il  goal ed uscire dalla top 10. Che competizione! “