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CRISTO IL REDENTORE di: Yassen Savov

February 15, 2017

Redimere:

Salvare (una persona oppure un’anima) da uno stato di immoralità con le relative conseguenze
Riparare all’onore, al merito o alla reputazione di…
Espiare (una colpa o uno sbaglio)
Risarcire uno sbaglio o un aspetto negativo (qualcosa)

Era il 1922 quando uno sconosciuto pilota di parapendio di Rio de Janeiro, dopo un’epica serie di decisioni sbagliate ed atterraggi prematuri durante una competizione locale (definibili come “buchi”), percepì una profonda e perfino religiosa necessità di redimersi. Così salì al Corcovado, guardò in basso al disordinato splendore della città, all’oceano, alla giungla ed alle rocce sotto di lui, grandiosamente allargò le braccia e sollevando leggermente il mento sudato esclamò: “Gesù aiutami, redimimi!”  Inutile dire che era fottutamente stanco di perdere (per non menzionale della salita). Così, con le braccia ancora spalancate e gli occhi chiusi fece a Dio ed a se stesso un giuramento. Poi ridiscese in città e radunò tutti i piloti di Rio che soffrivano della sindrome del buco cronico ed affollavano la parte bassa delle classifiche di gara. Quella notte, impegnando i suoi ultimi averi in più giri di cachaça (rhum) di quanti la storia potesse ricordare, tracciarono una bozza di programma sul loro percorso verso la redenzione. Immediatamente il giorno successivo cominciarono la loro epica lotta contro la gravità ed i postumi di una colossale sbornia.  Poi, rivolti a quella collina con le sue 635 tonnellate di cemento ed a quella bellissima e gigantesca statua del Cristo promisero che non avrebbero mai più bucato.

Nove anni più tardi il loro compito era terminato, in tutti i suoi 38 metri. Così quel giorno, si posero ai piedi del loro Gesù, mentre quel primo sconosciuto pilota salì e profeticamente gridò ancora alla città in basso ed a Dio in alto: “Infine eccoci, ECCOCI QUI!, pregate il signore, finalmente siamo qui!” Prendendo un esaltato respiro, con gli occhi spalancati in un folle momento di visionarietà, come solo i piloti ‘bucatori cronici’ parlando della mai vista linea di goal, riescono a raggiungere, proseguì il suo storico discorso. Discorso, che in seguito venne anche plagiato (il giorno 11 aprile 2016, per essere precisi) da un… meno romanzesco ma anche più ridicolo di questa storia, presidente americano che diceva: “Popolo, noi stiamo costruendo il cambiamento e stiamo tornando alla vittoria. Alla vittoria ad ogni livello. Vinceremo nel cross, vinceremo nell’acro, vinceremo perfino in quella stupida disciplina così popolare nell’Europa orientale… come si chiama? Ah sì… atterraggio di precisione!  Vinceremo in ogni singolo aspetto. Vinceremo così tanto che sarete perfino stanchi di vincere e direte: ‘Basta…basta, sono troppe vittorie, non possiamo sopportarne altre. Gesù misericordioso: questo è troppo’. E lui vi dirà: ‘No, non lo è. Vincerete ancora, vincerete di più. Perché Rio è nella grazia del signore! Andate e volate! E ne sarete lieti, perché il signore vi ama!’ ” Questo profetizzò quel pilota sconosciuto, ed il popolo del buco, convertito in massoni del volo, in grande giubilo lanciò al cielo i suoi berretti e poi discese di corsa dalla collina a prendere le sue vele.

Avanziamo veloci di 76 anni per arrivare alla mia prestazione nella Paragliding World Cup Super Final, quando io percepii un legame con quei pionieri. Anche io mi trovavo ben in fondo nella seconda metà della classifica ed il mio cuore era assetato di redenzione. Così volai al Cristo ed improvvisamente e miracolosamente tutto cominciò a girare per il verso giusto!  ‘Lui’ se ne stava appollaiato lassù nella sua divina bellezza, ed io dovetti credere nuovamente! Circolavo attorno a lui come un moscerino felice attorno alla lampada della fede e Lui sussurrò al mio orecchio ed allora io compresi quello che già sapevo ma che in quei momenti di difficoltà avevo dimenticato: che tutto è bene nel Giardino (prima rotazione attorno a lui). Che noi eravamo i fortunati che potevano vivere il sogno (altra rotazione) e che avrei dovuto rispettare il gruppo volando un po’ di più senza improvvisarmi tutte le volte in linee di planata personali (specialmente in posti difficili e imprevedibili come Valadares). Tutte cose semplici, per la verità.

Grazie Gesù, per essere stato là quel giorno con me e con i miei amici, la tua figura si è manifestata a noi in maniera non meno valida che quella religiosa, con il puro timore della tua grandezza in quel surreale giardino tra i tuoi, quel psichedelico giardino fatto di mare, roccia, giungla così bello che tu, da lassù, ne devi senza dubbio percepire lo spirito. Come noi che ci siamo uniti a te.

Molte volte mi sono sentito chiedere da chi non vola: “Qual è il più bel posto dove hai volato?” La mia risposta standard è che non esiste un posto così tanto bello e fare questa domanda a me è come chiedermi quale sia la donna più bella del mondo, non esiste una donna così. Ma, se dovessi scegliere, io sceglierei   Saint André per la pura competizione e Rio de Janeiro per la pura bellezza. In questa stagione sono stato fortunato a volare in entrambi i posti per la seconda volta nella mia vita, ed entrambi si sono rivelati meravigliosi. Solo che questa volta sono riuscito a guadagnarmi il ‘Super Jesus Bonus’ volando vicino al Cristo. Non si è trattato di una grossa conquista nella mia carriera o altro, ho solo pensato che sarebbe stato bello farlo. Ma quando ho planato in mezzo a cumuli batuffolosi la sua statua mi apparsa profilandosi sempre più grande sullo sfondo della giungla urbana, del monolite granitico, della baia, delle isole e delle spiagge là in fondo, dove io potevo vederlo davanti a me come gloriosa scultura divina che guardava a questa grande città, a braccia aperte, sereno, ed è stato allora che ho compreso.

La beatitudine, senza nemmeno dover essere Cristiano. Ma devo essere stato convertito proprio in quell’istante.

Convertito, non esattamente…  ero sempre Yassen il super-finalista bucatore e ateo, bisognoso di redenzione, ed ora stavo ricevendo la redenzione a piene mani! Sì, Cristo, Sì!!

Così, ero lì che termicavo attorno a lui un po’ a tutte le quote, dai suoi piedi alla sua vita ed alle sue braccia ed infine attorno alla testa ed oltre e poi giù di nuovo, in senso orario e antiorario lo stavo avvolgendo in un instancabile abbraccio che non voleva altro che abbracciarlo costantemente. Lo stavo abbracciando con le braccia di un ateo che non crede in Dio ma che vede Dio, con la percezione di quel momento, non di ciò che dice il Nuovo Testamento su uno spesso romanzato figlio di Dio, ma come ogni persona sensibile è predisposto a sperimentare una volta nella vita in quei magici momenti di consapevolezza, comprendendo che tutta la bellezza di questo mondo è unica e divina, e colui che vede, che lo percepisce, che comprende tutto questo, è benedetto. come lo eravamo noi che volavamo sul Cristo quel giorno.

p.s. se mai avete un problema di qualunque genere, anche come quello ridicolo di fumarsi una Paragliding World Cup Superfinal in Brasile, io vi suggerisco di volare attorno alla sua statua per ottenere aiuto. Ricordate per quale ragione sta appollaiato su quella collina: aiutare un fratello pilota, facendoci sentire nuovamente grandi.

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